Proseguono le interviste con le figure fisioterapiche più in vista del panorama nazionale; oggi eseguiamo un’interessante chiacchierata con Sebastiano Genovese, fisioterapista dell’ A.C. Milan.

 

  1. Ciao Sebastiano e grazie per aver accetto di fare questa chiacchierata. Parlaci innanzitutto di te, del tuo percorso professionale.

    Ciao Daniel e grazie a te per avermi ospitato! Mi sono laureato nel 1982 all’università degli studi di Milano, ho svolto il servizio militare dopo il quale mi sono messo in cerca di lavoro. Ho maturato varie esperienze da un centro di chiropratica , ad una RSA alla fondazione Don Gnocchi.
    Nell’87 ho iniziato a lavorare presso il CENTRO TRAUMATOLOGICO ORTOPEDICO di Milano vincendo un concorso per il ruolo; nel frattempo mi aggiornavo facendo corsi vari che spaziavano dall’osteopatia di Bienfait ai corsi di bendaggi Funzionali. Finalmente cominciai a collaborare con Società dilettantistiche di Calcio sino ad arrivare nel ’98 a collaborare con la rappresentativa di lega under 21 per 4 anni.
    sebastiano genovese con maldini La svolta venne quando entrai a far parte dello Staff della prima squadra dell’AC Milan vincendo in sette anni 2 Champions League, uno scudetto, una Coppa Italia, 2 supercoppe europee, una coppa intercontinentale, 1 super coppa italiana.
    Nel 2009 mi proposero il posto di responsabile dei Fisioterapisti del Settore Giovanile cosa che soprattutto per motivi di salute accettai di buon grado , nel frattempo continuai la mia professione nel mio studio ed ne aprii un altro presso Mediaset dove tuttora collaboro e ho in cura i dipendenti . Da alcuni anni seguo una cinquantina di personaggi del mondo dello spettacolo dell’imprenditoria e della finanza.

  2. Da Anni ormai lavori in ambito sportivo ad altissimo livello, cosa ti ha portato a lavorare in questo settore e che studi hai fatto?

    Credo che la vita sia fatta molto di episodi fortunati e di circostanze favorevoli; avevo cominciato a lavorare con il Dott Monti Gianni che per trent’anni fu medico sociale del Milan imparando i fondamenti della fisioterapia sportiva.
    Per circa 10 anni insegnai presso il corso di Fisioterapia all’Università degli Studi di Milano ,un ex mio allievo Giorgio Puricelli era il responsabile della fisioterapia di Milanello che mi propose al Responsabile dello staff medico,
    Jean Pierre Meersseman nel 2002 andò in pensione un masso e fui chiamato. Conoscere JPM è stata una folgorazione ,una persona magnifica sotto tutti gli aspetti, un fuoriclasse assoluto nel suo lavoro, tuttora ne sono amico e la cosa mi riempie di orgoglio.
    Studi particolari nessuno tranne i corsi base, si impara molto con il confronto diretto con i più grandi specialisti del settore medico sportivo. Le tecniche base sono: la massoterapia, i bendaggi sotto tutti gli aspetti, la rieducazione funzionale, la terapia manuale, conoscenze di base infermieristiche, conoscenze di base di preparazione atletica , tutta la tipologia di terapia fisica, i farmaci o le sostanze dopanti, nozioni di base di internistica ,nozioni di rianimazione ( BLSD), traumatologia sportiva.

  3. Cosa consiglieresti ad un giovane collega che vuole cimentarsi e intraprendere il percorso in fisioterapia sportiva?

    sebastiano genovese con inzaghiI Consigli che posso dare ai giovani sono: una formazione base, ovvero bendaggi ,massoterapia, rieducazione funzionale, possibilmente tecniche di medicina manuale.
    Per quanto riguarda l’atteggiamento il mio suggerimento è: essere sempre modesti e mettersi sempre in discussione, il nostro lavoro non ha niente di scontato, essere pazienti con gli atleti, i master costano parecchio ma non ti danno nessuna priorità per entrare in un club sportivo ( attenzione bene ,non ho detto che non servono). La formazione professionale si fa sul campo quindi iniziare con i dilettanti è formativo, e ti dà un esperienza impagabile ( anche perché con i dilettanti di soldi se ne vedono pochini) non essere mai invidiosi , non cercare di giustificare un tuo insuccesso denigrando chi il successo lo ha ottenuto, ma cercare di capire il perché non hai raggiunto un traguardo ed un tuo collega si. Non è solo questione di conoscenze, io all’inizio non conoscevo nessuno nell’ambiente sportivo ,ho avuto molta fortuna ,questo è vero, ma da sola non basta.

  4. Hai potuto osservare nel corso degli anni il cambiamento della fisioterapia basata solo sull’esperienza all’EBM e ai protocolli; come coniughi questi aspetti?

    Non è possibile basare la nostra professione nell’ambito sportivo, basandosi esclusivamente sugli EBM: le olimpiadi di Rio lo hanno confermato abbiamo visto tecniche vecchissima ,tipo la coppettazione, ed il  kinesiotaping in tutti gli atleti di tutte le nazioni , il motto di Macchiavelli “ il fine giustifica i mezzi “ nella riabilitazione sportiva è una linea guida .

    La mia speranza è che si arrivi ad usare le revisioni gli studi e le evidenze anche nello sport ma la strada è molto lunga e tortuosa ,siamo ancora affiancati da figure professionali dalla scolarità “dubbia” .

     

  5. Ci Racconti l’esperienza più divertente che hai avuto con i tuoi “super-pazienti”.

    Sebastiano genovese con RonaldoSono svariati gli episodi divertenti: Durante una rieducazione con Ronaldo ( il Fenomeno)  stavamo facendo degli esercizi  in campo, persi una scommessa (una cena per 4 persone) che consisteva nell’infilare la palla in porta dal calcio d’angolo ma da 2 metri indietro la lunetta ,io sostenevo che Ronnie non ci sarebbe riuscito lui sosteneva il contrario , ovviamente persi e pagai la cena a lui alla sua ragazza ed a mia moglie. Un altra fu finire vestito in divisa ( giacca e cravatta) in piscina dopo la vittoria sul Liverpool ad Atene duranti i festeggiamenti  notturni  per la conquista della settima Champions League . Un’altra volta un giocatore Olandese Jap Stam mi sollevo ( peso 120 kg ) e mi scaravento in piscina rieducativa a Milanello.

    Son stati begli anni ma ne ho risentito sotto l’aspetto famigliare ,gli impegni erano troppi e ho un po’ trascurato la famiglia ,fortunatamente ho sposato una donna intelligente che capiva ,e mi sopportava , sopportava i miei continui sbalzi umorali dovuti alla tensione continua, alla stanchezza fisica e mentale,  lavorare in team di serie A come il Milan di allora impegnato su tutti i fronti non è per tutti, tornassi indietro probabilmente sceglierei un lavoro più tranquillo che mi permetta di vivere una vita serena.

  6. Come inquadri la fisioterapia da quà ai prossimi 20 anni?

    La Fisioterapia finché è succube e dipendente dai medici non avrà molto futuro , la stessa formazione universitaria è in gran parte fatta dai laureati in medicina e pochissimo da fisioterapisti ,i medici decidono quello che possiamo o non possiamo fare . In 50 anni non abbiamo avuto un associazione in grado di far valere i nostri diritti: purtroppo questa è l’amara verità,siamo stai superati da tutti , perfino dagli osteopati che sono una figura professionale molto più recente della nostra .

    È Dall’82 che faccio questo lavoro e praticamente non è cambiato niente anzi è solo peggiorata la situazione, non dimentichiamoci che siamo la figura professionale con più abusivi ,e questo è un dato sconfortante.
    Speranze  di miglioramento ce ne sono pochine, a mio modesto parere finchè la figura del fisioterapista non avrà un organismo competente e vigilante non riusciremo mai a migliorarci sia giuridicamente sia socialmente che didatticamente.

Grazie Sebastiano per la meravigliosa chiacchierata.

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