Hai difficoltà a riaprire la mano dopo che l’hai chiusa? Senti che il dito quando lo riapri si blocca? Potresti avere il dito a scatto. Scopriamo insieme cosa è e come risolvere con la fisioterapia senza intervento chirurgico.

Dito a scatto

Anatomia

Prima di parlare di cosa è il dito a scatto è bene eseguire un breve accenno di anatomia per poter comprendere adeguatamente cosa è questa condizione e perchè si verifica.

anatomia manoDobbiamo innanzitutto specificare che la mano è una componente del corpo molto delicata e molto complicata: infatti su di essa agiscono dei muscoli (per quanto riguarda la flessione e l’estensione delle dita e del polso) che si originano dall’avambraccio e dal gomito. Questi muscoli infatti hanno la loro origine al di sotto del gomito dove hanno inizialmente un loro ventre muscolare per poi andare a fissarsi sulle dita con dei tendini che arrivano fino all’estremità delle dita.
A livello del polso questi tendini passano al di sotto di un retinacolo (una sorta di bendelletta trasversale costituita da tessuto fibroso) per poi proseguire a livello delle dita.
Molto importante è che a livello delle dita questi tendini passano all’interno di piccole pulegge (per far capire come delle piccole guaine) che permettono lo scorrimento di questi mantenendoli aderenti al piano osseo e rendendo quindi possibile le normali attività di prensione e di movimento delle dita.

Questa spiegazione però non coinvolge i muscoli propri della mano (abduttore del pollice, lombricali ecc.) che hanno sia il ventre muscolare che il tendine stesso all’interno della mano.

Dito a scatto: cosa è?

Quando si parla di dito a scatto si intende una condizione caratterizzata da una sensazione di blocco nei movimenti di estensione di uno o più dita in quanto il tendine (in questo caso dei flessori) si blocca e quando riesce a superare questo ostacolo(che si verifica all’interno delle pulegge) il dito si muove con uno scatto.

La terminologia ufficiale di questa condizione è ” Tenosinovite stenosante” cioè che è presente una stenosi (ostruzione) all’interno della guaina che avvolge il tendine; come dice la parola stessa, è presente anche una infiammazione che genera questa riduzione di movimento dei tendini con conseguente formazione del dito a scatto il quale, quando riesce a liberarsi (e non sempre questo avviene autonomamente) genera dolore, impotenza funzionale e avviene in maniera brusca.
Per comprendere in maniera molto esemplificativa cosa si intende per questa patologia questo video risulta essere molto valido e chiaro.

Trattamento

intervento dito a scattoFino a qualche tempo fa, il trattamento per il dito a scatto era principalmente di tipo chirurgico cioè attraverso un incisione il medico ortopedico arriva fino alla guaina che accoglie il tendine liberandolo eseguendo una pulizia dei depositi infiammatori e riportando ad un movimento simil fisiologico.

Purtroppo però questo tipo di approccio chirurgico presentava molteplici problematiche: innanzitutto essendo la mano un compartimento molto complicato e molto difficile da trattare era facile commettere qualche danno collaterale; inoltre essendo comunque un intervento chirurgico, era frequente la formazione di aderenze al di sotto del taglio chirurgico che a loro volta creavano problematiche al movimento stesso dei tendini e della mano.

Successivamente si è provato ad utilizzare delle piccole iniezioni di farmaci cortisonici per ridurre l’edema e l’infiammazione della puleggia: anche questo tipo di approccio però non è molto vincente in quanto il cortisone risulta essere molto dannoso per le strutture fibrose dei tendini, rendendole deboli e lacerandole in maniera importante.

A questo punto per il dito a scatto l’approccio vincente è quello fisioterapico attraverso il quale è possibile liberare la zona bloccata, riducendo enormemente il dolore avvertito dal paziente e rendendo libero il dito in tutti i movimenti.

Attraverso la liberazione delle piccole strutture che avvolgono il tendine sia con strumenti specifici sia con tecniche che lavorano sul compartimento miofasciale in modo da ridare al tendine un corretto spazio.
Molto utile anche è l’utilizzo del taping neuromuscolare applicato proprio per questo tipo di problematica, i cui risultati su questo tipo di problema sono eccezionali.


Ricordo che l’applicazione di questo tipo di tecnica deve essere eseguita da un fisioterapista diplomato e che ha eseguito una preparazione adeguata nel taping neuromuscolare.

Un piccolo aiuto, nel caso questa condizione si generi al primo dito, può essere utile utilizzare un tutore stabilizzante come trattamento conservativo nella vita di tutti i giorni; logicamente non è una cura, ma può essere un aiuto nei primi momenti della patologia. Q

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