Intervista al dott. Lorenzo Castellani

Una meravigliosa intervista ad un ortopedico specializzato nella spalla e nell'anca.
Lorenzo castellani ortopedico

In questa piacevole chiacchierata ospitiamo all’interno del nostro portale il dott. Lorenzo Castellani, medico chirurgo ortopedico specializzato nelle problematiche della spalla e nell’articolazione coxo-femorale.

Gentile Dott. Castellani grazie per la disponibilità. Ci parli un po’ di lei, di cosa si occupa e di come si è svolta la sua formazione professionale.

Lorenzo castellani ortopedicoSono un medico chirurgo specializzato in Ortopedia. Mi occupo di trattare in particolar modo la spalla sotto molteplici aspetti che riguardano sia il giovane sportivo sia l’anziano. La mia formazione dopo il percorso universitario presso l’università Statale di Milano, ha avuto molteplici tappe all’estero per completare la conoscenza delle patologie complesse che riguardano questa articolazione. Principalmente le mie esperienze si sono basate sulla frequenza di centri Francesi e Americani.

E’ interessante sapere che le protesi di spalla sono state inventate in Francia e ancora la scuola europea è la migliore al mondo in questo ambito, richiamando ogni anno migliaia di chirurghi da tutto il mondo che vengono da noi a imparare. Gli Stati uniti invece sono stati molto importanti per me per conoscere le patologie dello sportivo e i trapianti complessi che riguardano la spalla. Basta pensare all’esperienza che i colleghi Statunitensi hanno maturato con gli sportivi “OverHead” che maltrattano la spalla nel gioco del Baseball.

I miei nonni erano entrambi medici e giravano il mondo per imparare sempre cose nuove. Loro mi hanno trasmesso questa grande passione per la medicina e l’evoluzione tecnologica della chirurgia. Una tradizione di famiglia che non voglio perdere.

La spalla è ormai sempre più al centro dell’attenzione sulle tematiche relative ai muscoli della cuffia dei rotatori. Qual’è il suo approccio in questo genere di problematiche?

La patologia della cuffia dei rotatori è una delle problematiche che trattiamo quotidianamente. Questo perchè un problema a questi tendini è trasversale. Può coinvolgere sia giovani sportivi, sia adulti sedentari e altrettanto anziani di tutti i livelli di attività. L’approccio ovviamente cambia a seconda del tipo di lesione, dell’età e dell’attività di ciascuno. Il più delle volte dove non c’è un danno anatomico rilevante, si tratta di patologie da trattare con l’aiuto del fisioterapista per eliminare ad esempio posture scorrette o per correggere specialmente nello sportivo squilibri tra i gruppi muscolari. Inoltre la preparazione atletica nello sportivo corregge il gesto scorretto riducendo drasticamente gli infortuni. Se invece il danno è marcato possiamo intervenire con la chirurgia. Si tratta fortunatamente del 10% dei pazienti che visito.
E’ veramente entusiasmante per me che ho visto gli albori della chirurgia artroscopica di spalla, vedere quanto sia migliorata la tecnologia che ci permette di riparare con una piccola telecamera anche grandi lesioni tendinee. L’obiettivo sarebbe quello di riuscire a prevenire le lesioni che per via del tempo che passa diventano impossibili da riparare. Invece purtroppo le spalle vengono trascurate e ci troviamo di fronte a casi drammatici anche di fronte a soggetti giovani. Esistono a quel punto solo chirurgie di salvataggio che consistono nei trasferimenti muscolo tendinei, dei trapianti che trasferiscono muscoli dalla schiena per sostituire l’azione dei muscoli che sono ormai irrecuperabili. In questo ho avuto un grande maestro alla Mayo Clinic negli stati uniti che mi ha insegnato un trapianto tutto nuovo per dare una risposta a questi pazienti.

 

Protesi di spalla: quando le applica e qual’è il suo rapporto con la fisioterapia post-intervento.

protesi inversa spallaL’artrosi di spalla è il più delle volte una conseguenza di una lesione cronica dei tendini della cuffia dei rotatori. Sono proprio i casi che cerchiamo di individuare precocemente per risolvere tutto solo con una riparazione artroscopica del tendine, ma purtroppo ancora troppo frequentemente vediamo queste spalle trascurate andare incontro ad artrosi. L’unica soluzione a quel punto diventa la protesi di spalla. La fisioterapia diventa quindi una tappa importante del recupero. A seconda della tipologia di protesi impiantata la fisioterapia cambia. Se usiamo una protesi anatomica per le artrosi pure della spalla, il percorso è un po’ più articolato perchè il paziente deve recuperare una completa riattivazione muscolare per il raggiungimento del risultato.

Nelle protesi inverse invece il percorso è semplificato dal fatto che la protesi da subito è stabile e la riattivazione muscolare è molto più semplice. La cosa più importante come sempre è una stretta collaborazione tra chirurgo e riabilitatore perchè ogni caso è a sè. Onestamente però il percorso è diventato molto più semplice negli anni. Per esempio nel mio ospedale a Firenze abbiamo adottato da anni un percorso chiamato Fast Track che raccoglie tutta l’esperienza mondiale sul recupero rapido dopo intervento di protesi. Si applica alle protesi di ginocchio, di anca e certamente anche alla spalla. I nostri pazienti si muovono il giorno stesso dell’intervento. Avremo modo di parlare di questo in una intervista a parte. Oggi voglio solo trasmettere l’entusiasmo di vedere radicalmente cambiata la situazione del recupero dei nostri pazienti che finalmente vengono operati senza soffrire come una volta.

 

Rapporto fisioterapia e chirurgo ortopedico: punti di forza e cosa ancora deve migliorare

lorenzo_castellani_chirurgo (1)Ti ringrazio per la domanda perchè questo è sempre stato un mio chiodo fisso. Non possiamo vivere la nostra professione come antagonisti. I nostri ruoli sono complementari. Trovo veramente umiliante per la professione di entrambi quando l’ortopedico dice al paziente che la fisioterapia è inutile, come allo stesso modo quando il fisioterapista si improvvisa guaritore. Entrambi gli approcci sono ugualmente sbagliati. La competenza dell’ortopedico consiste nel trovare il danno meccanico che rende necessaria la chirurgia, il fisioterapista ha dalla sua parte una formazione che permette di conoscere benissimo gli equilibri funzionali del paziente. La collaborazione in tal senso è quello che spesso manca tra noi. Alzare il telefono e parlarsi. Tutte le volte che c’è comunicazione tra noi, il paziente ne ha un vantaggio enorme. Questo dovrebbero promuovere le nostre società scientifiche.
A volte mi sento veramente frustrato nel vedere pazienti con una lesione tendinea della spalla essere trattati all’infinito con fisioterapia fino a quando la lesione diventa irreparabile. E penso di non dire nulla di nuovo se parliamo di pazienti che continuano ad essere gestiti dall’ortopedico con infiltrazioni senza inviare al terapista il paziente per un recupero funzionale. Non mi stancherò mai di dire al mio paziente che l’infiltrazione può essere usata come aiuto, ma se non risolviamo il problema funzionale non sarà possibile che il risultato duri a lungo.
Questo credo che sia il punto più importante: dialogo e collaborazione reciproca.

Ci parli del collegamento che c’è tra anca e colonna lombare.

Ecco questa è la classica cosa in cui il fisioterapista è molto più bravo dell’ortopedico. La catena cinetica. Per spiegarla semplicemente: il nostro corpo è un unica entità. Ogni articolazione influenza le altre nel raggiungere un obiettivo nel movimento. Il bacino è sospeso al centro alla colonna attraverso il sacro. Ogni volta che alziamo un piede dal suolo una catena di eventi deve mettere in equilibrio tutto il sistema. Se uno solo degli anelli di questa catena cinetica è deficitario, tutto il sistema ne risente. Immaginiamoci un’anca bloccata dall’artrosi: tutto il meccanismo diventa guasto. Non è raro trovare irritazioni sciatiche a destra che dipendono da un blocco articolare dell’anca di sinistra. Il buon fisioterapista si accorge subito trattando il paziente nel suo centro che il problema è determinato dall’anca e può inviare il paziente dall’ortopedico per diagnosticare un’artrosi dell’anca. Oppure al contrario: molti pazienti ci vengono indirizzati dal medico di famiglia per un dolore all’anca e visitandoli l’articolazione è completamente libera. Spesso dolori della colonna lombare si irradiano alla coscia e possono simulare un dolore di anca. In questo caso il fisioterapista può risolvere il problema con la riabilitazione. Si parlava prima di collaborazione tra noi giusto?

Dove si immagina la fisioterapia nelle articolazioni da lei trattate nel futuro. come può migliorare il percorso post intervento del paziente?

Il primo passo per un nuovo approccio alla fisioterapia consiste nel limitare il danno durante l’intervento chirurgico. Se il chirurgo è delicato la fisioterapia è già semplificata. Abbiamo compiuto uno sforzo emorme nel tempo per rendere minimamente invasiva la chirurgia e in questo si vedono i risultati. La personalizzazione della chirurgia e degli impianti è un altro punto fondamentale per semplificare la riabilitazione.
La tecnologia poi può essere di aiuto. Esistono applicazioni e macchinari che aiutano il paziente a comunicare con il terapista e l’ortopedico, oltre che a svolgere l’attività sotto controllo e in maniera sicura. Sicuramente queste evoluzioni tecnologiche miglioreranno la fisioterapia personalizzandola. Forse con l’aiuto della tecnologia il paziente potrà eseguire gli esercizi a casa sua e essere controllato dal terapista con la telemedicina e l’uso di sensori articolari e giroscopi. Fortunatamente però la tecnologia non potrà mai sostituire l’azione delle nostre mani che sarà sempre il valore aggiunto della nostra professione.

 

 

Per maggiori informazioni su come contattare il Dott. Castellani cliccare sul sito Chirurgia articolare.it

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