Hai un forte dolore al collo e pensi dipenda da un’ernia cervicale?Scopriamo insieme cos’è e come si cura!

Cosa è l’ernia cervicale

Ernia cervicale

Ernia cervicale

L’ernia cervicale è la fuoriuscita dalla sede fisiologica del nucleo polposo verso la radice di un nervo spinale.
Tra una vertebra e l’altra è presente una struttura che permette di ammortizzare i carichi e le tensioni e questa è il disco intervertebrale; questo disco è composto a sua volta da un anello fibroso con al centro un nucleo gelatinoso con la funzione di ripartire in maniera uniforme le sollecitazioni, evitando inoltre di sovraccaricare l’anello fibroso che potrebbe danneggiarsi.

Dopo la fuoriuscita di questa ernia c’è la compressione e l’infiammazione che vanno a sollecitare e a danneggiare le radici nervose dei nervi spinali che, in questa regione, si proiettano verso le braccia.

 

Cause che determinano un’ernia cervicale

La fuoriuscita del nucleo polposo è da considerarsi come un’indebolimento delle strutture limitrofe che, a causa dell’età e della fisiologica degenerazione del disco intervertebrale, rendono possibile questa dislocazione.
Ma quali sono le condizioni che portano a un’ernia cervicale?:

  • postura errata davanti al monitor

    postura errata davanti al monitor

    Posture errate mantenute per anni, soprattutto mantenute per tante ore (esempio in ufficio davanti ad un monitor)

  • Sovraccarichi muscolari: lavori fisici faticosi possono portare a un aumento di tono muscolare della zona cervicale con conseguente usura delle sostanze molli.
  • Tensioni fasciali
  • Traumi ripetuti: passare molte ore sullo scooter, praticare sport di contatto possono, a lungo andare, danneggiare la struttura intervertebrale
  • Ansia e stati d’animo alterati: persone con classico atteggiamento in chiusura anteriore, tendono ad avere una respirazione toracica con iperlavoro dei muscoli del collo che sono accessori nel movimento della respirazione; questo comporta ad uno spostamento anteriore della testa e del collo rispetto alle spalle, con conseguente spostamento del carico il quale, se non distribuito efficacemente, favorisce la formazione di una o più ernia cervicale.
  • Disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare: la zona cervicale è fortemente influenzata dalla “salute” dell’articolazione della mandibola e dalla qualità dell’apertura della bocca; un alterazione del movimento di questa può portare nel tempo a un sovraccarico funzionale portando quindi a un ernia cervicale.Tutte queste condizioni portano a un’aumento del tono muscolare nella zona  determinando quindi maggior forza di compressione generando quindi il disturbo e il processo di erniazione.

Differenza tra ernia e protrusione discale

risonanza magnetica protrusione discalePrima di parlare dei vari sintomi che affliggono il paziente con un ernia cervicale è bene fare anche chiarezza sulla differenza che avviene tra una protrusione discale ed un ernia. Infatti spesso giungono nel mio studio pazienti che soffrono di discopatia e non hanno ben chiara quale sia la reale diversità tra queste due condizioni che affliggono il disco intervertebrale.
Infatti queste due condizioni sono parte di uno stesso problema che però si identifica in differenti momenti: infatti il disco intervertebrale quando è in una situazione fisiologica sana, trova nella sua composizione un anello fibroso e un nucleo polposo localizzati nella posizione ottimale interposti tra una vertebra e l’altra (ricordo che fisiologicamente il disco intervertebrale è posto sotto un iniziale compressione).

Se però per una serie di motivi il disco comincia a soffrire, la componente fibrosa del disco comincia a deteriorarsi e a sfaldarsi, generando un indebolimento di una sua componente o parte.
In questa fase però il nucleo polposo è ancora in sede e mantiene la funzione di distribuzione delle forze sulle altre vertebre; in questa condizione la parte centrale del disco è ancora integra. Questa fase è chiamata protrusione discale e può accade che ci sia una compressione nervosa che però è determinata dall’anulus fibroso.

Se però gli agenti che hanno determinato questa deformazione continuano ad esercitare queste pressioni, avendo il disco già una sua debolezza, nei vari movimenti che il paziente fa la componente gelatinosa del nucleo polposo tende a muoversi e a dirigersi verso la struttura debole del disco fuoriuscendo dalla sua sede e andando a comprimere la radice nervosa. In questo caso parleremo di erniazione, cioè proprio la migrazione del nucleo polposo al di fuori della fisiologica posizione e andando quindi a dirigersi verso la zona di debolezza (andando spesso a creare una compressione sui nervi).

La cattiva posizione poi può generare che l’ernia non si diriga solamente lateralmente verso la radice nervosa, ma migri fuori dal disco andando ad intaccare il canale midollare: in questo caso parleremo di ernia espulsa che è una condizione piuttosto grave in quanto c’è stato anche l’intaccamento del legamento longitudinale posteriore (struttura molto forte che stabilizza posteriormente le vertebre) andando a creare anche un importante pressione alla struttura nobile del midollo spinale.

 

Sintomi dell’ernia cervicale

Molto importante è determinare se la fuoriuscita del nucleo polposo tende a comprimere e a sollecitare la radice del nervo oppure vanno verso il midollo spinale (condizione già più grave e seria).
Statisticamente il danno più comune è quello inerente alla compressione della radice del nervo che, in una fase iniziale è caratterizzato da:

  • radicolopatia CervicaleForte dolore in zona cervicale e che si proietta su tutto il braccio (cervicobrachialgia).
  • Dolore in zona scapolare con movimento della scapola limitati e dolorosi
  • Difficoltà nel movimento del collo con forte dolore soprattutto nei movimenti di rotazione e inclinazione.
  • Dolori precordiali.
  • Vertigini.
  • Nausea.
  • Mal di testa.

Superata la fase acuta, se non trattata adeguatamente, possono sopraggiungere disturbi secondari dovuti all’irritazione nervosa come perdita di forza del braccio colpito, alterazione della sensibilità e ipomobilità della spalla.

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Trattamento dell’ernia cervicale

Nel 90% dei casi chi soffre di ernia cervicale convive con questo disturbo , in quanto non rappresenta un’emergenza medica tale da ricorrere subito all’intervento chirurgico.
Il trattamento può essere di tipo conservativo o chirurgico, a seconda della gravità dell’erniazione. Un trattamento conservativo è preferibile in quanto un intervento a livello cervicale risulta essere comunque molto rischioso, in quanto in caso di lesione o complicazione durante l’operazione, una lesione midollare a livello cervicale corrisponderebbe ad una paralisi degli arti superiori ed inferiori (tetraparesi), con le conseguenti gravi disabilità sia di movimento che di qualità di vita.

Generalmente il trattamento nella fase acuta è principalmente farmacologico con farmaci antinfiammatori associati a miorilassanti, in modo da ridurre l’infiammazione e l’edema che si è generato attorno alla radice nervosa e, con il rilassante muscolare, ridurre la tensione e la rigidità che si è creata.

Una volta superato la fase acuta, la fisioterapia interviene in maniera preponderante in quanto si deve cercare di correggere la postura del paziente e ridurre la disabilità: il trattamento più indicato in queste situazioni risulta essere la ginnastica posturale Meziérès, in quanto permette alle strutture della colonna vertebrale di recuperare la loro fisiologica posizione, riducendo e riequilibrando le forze, in modo tale da permettere il ritorno nella sede corretta dell’ernia cervicale.

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La ginnastica posturale Meziérès, associata a sedute di terapia manuale e trattamento con macchinari come la Tecarterapia o la laserterapia, risulta essere un’arma molto valida nel trattamento della disabilità da ernia cervicale.
Una metodica estremamente valida in questo tipo di problema risulta essere inoltre anche gli esercizi secondo “Mc Kenzie”, una metodica di origine anglosassone che, con alcuni esercizi specifici, permette al paziente il ricollocamento del disco e del nucleo polposo nella sua normale sede anatomica.

Manipolazione vertebrale cervicale

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Nella mia pratica clinica trovo molto utile anche l’utilizzo per ridurre la disabilità e recuperare il movimento velocemente quello della manipolazione vertebrale ad alta velocità e a bassa ampiezza, permettendo quindi di ottenere una sensazione immediata di sollievo da parte del paziente, permettendo inoltre il riposizionamento delle faccette articolari in disfunzione.
Studi scientifici dimostrano come una manipolazione vertebrale determina un recupero della componente idrica della struttura discale delle vertebre, riducendo quindi la disabilità da parte del paziente.

 

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